Parliamo della Tarsia Lignea: Restauro, Nascita ed Evoluzione
Nascita ed evoluzione di una decorazione molto amata
Oggi desidero dedicare un articolo alla tarsia lignea, una forma di decorazione delle superfici non solo di mobili artistici, ma anche di pannellature e, a volte, anche di intere pareti. Per oggi quindi ometto il tema del restauro mobili in legno che effetto nella mia bottega a Genova per affrontare un piccolo viaggio nella storia e nell’arte lignea.
Alcuni vorrebbero far risalire questa tecnica addirittura agli antichi Egizi, ma per rimanere in un’epoca a noi più vicina e che abbraccia gli ultimi secoli, i più antichi e sicuri reperti testimoniano l’utilizzo di questa pratica nell’Italia Rinascimentale.
La sua introduzione non è di certo passata inosservata, ma anzi ha riscosso fin da subito il grande favore del pubblico che ha favorito la sua diffusione in tutta Europa, in particolare a Parigi già in epoca barocca.
Continuando con nozioni storiche non possiamo dimenticare che il periodo di maggior sviluppo della tarsia lignea, chiamata anche intarsiatura, è il Settecento. Famosi pittori di corte realizzavano disegni dettagliati di scene o nature morte secondo i gusti dell’epoca e, successivamente, era compito degli intarsiatori realizzare la rappresentazione lignea di questi disegni.
Inutile dire che lo sviluppo di questa tecnica non è stato uniforme o uguale in ogni Paese. Tutti i Paesi eruppi che sono stati toccati dall’amore per l’intarsio l’hanno poi evoluto in modo diverso, puntando soprattutto su temi e particolari anche molto diversi, ma in linea con i gusti e le tendenze locali.
Facciamo qualche esempio per comprendere meglio. Se nel periodo Neoclassico italiano si è puntato soprattutto sulle scene pastorali o paesaggistiche che sono andate a decorare le superfici dei cassettoni lombardi, in Francia hanno trovato spazio i decori ispirati sopratutto alle nature morte, mentre in Olanda gli intarsiatori si sono concentrati sullo sviluppo di scene naturalistiche ricche di fiori e pappagallini. Queste notevoli distinzioni non solo sono un ritratto dei gusti dell’epoca, ma ci aiutano anche a comprendere la storia dei mobili in legno antichi che sono giunti fino ai giorni nostri.
Dalla teoria alla pratica: come realizzare una tarsia lignea
Dopo aver fatto un piccolo viaggio nel tempo, è arrivato il momento di scoprire come si realizza una tarsia lignea.
Per prima cosa, partiamo dal materiale. Moltissime essenze lignee vengono ridotte in “lastronature” e “impiallacciature” attraverso procedimenti di lavorazione meccanica. La differenza tra i due tipi di fogli consiste nel loro spessore: nel primo caso abbiamo uno spessore di 1,5-2 millimetri, mentre nel caso delle impiallacciature lo spessore scende fino a 0,5 millimetri.
Il disegno della tarsia viene eseguito su diversi fogli di essenze che vengono poi incollati e pressati uno sopra l’altro. Si passa poi a numerare le varie parti che compongono la scena, per poi passare al taglio eseguito per mezzo di una sega ad archetto con lama molto sottile. Le singole parti così realizzate vengono poi isolate scollandole attraverso l’acqua calda.
Con questa prima lavorazione abbiamo ottenuto tante scene quanti sono i fogli di legno che sono stati incollati insieme all’inizio della lavorazione. Cosa fare adesso? Dobbiamo incollare sulla tavola del nostro mobile o pannello una decorazione composta da molti pezzi di diverso colore. Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che la bellezza della tarsia consiste proprio nel cromatismo elaborato che si riesce ad ottenere ricorrendo a molti legni diversi, un cromatismo che sarà poi esaltato dall’immancabile lucidatura a gommalacca.
Se vogliamo fare un paragone con un’altra forma di arte, possiamo trovare analogie tra la tarsia e il mosaico. Anche in questo caso la policromia viene realizzata dalla somma delle parti.
Ma torniamo alla nostra tarsia lignea per un ulteriore dettaglio. Le ombreggiature delle porzioni più chiare viene realizzata con una pirografia, immergendo i commessi lignei nella sabbia rovente.
Restauro intarsiature: massima attenzione ai minimi dettagli
Abbiamo scoperto come sono nate e come si sono evolute le intarsiature e abbiamo anche imparato come si creano, ma cosa dobbiamo e possiamo fare quando questi elementi hanno bisogno di un restauro? Nella mia bottega di restauro mobili in legno a Genova sono passati tanti mobili abbelliti con queste tarsie lignee e, quasi tutti, presentavano problemi proprio a queste bellissime decorazioni.
Tra le operazioni più frequenti per il restauro delle intarsiature ritroviamo l’incollaggio delle parti sollevate (operazione che mi sono ritrovato a fare assai spesso) e la ricostruzione delle parti andate perdute a causa della cristallizzazione della colla. In questo secondo caso è mio compito seguire il procedimento precedentemente esposto per la realizzazione delle tarsie lignee. Ripetiamolo per meglio fissarlo nella mente!
Mi armo di foglio di carta da lucido, ricalco la parte mancante e dopo aver individuato la miglior essenza lignea, incollo il disegno appena ottenuto sull’impiallacciatura. Al termine dell’essiccazione procedo a tagliare con un traforo l’elemento che verrà poi inserito nello spazio lasciato vuoto dalla tarsia originaria.
Una volta inserito il pezzo mancante il mio lavoro non può ritenersi concluso, perché devo mettere in atto una serie di accortezze per far sì che il pezzo nuovo si inserisca alla perfezione nell’intarsio complessivo, fino a risultare esattamente identico all’originale. Ecco perché dovrò ritoccare con colore la parte nuova per adeguarla alla parte antica, per poi procedere con una bella lucidatura finale che segnerà davvero il temine del percorso di restauro.
La tarsia lignea è una decorazione molto raffinata e il suo restauro richiede molta pazienza e grande sensibilità, poiché si tratta di un intervento che richiede tempo per essere portato a termine nel migliore dei modi. Qual è il risultato a cui si dovrebbe aspirare? Semplice: il mio intervento non deve notarsi e deve sembrare che tutta la tarsia sia originale!
Nelle fotografie che ho scattato e che ho inserito in questo articolo puoi notare tu stesso alcuni recenti interventi che ho eseguito su un cassettone olandese e che illustrano alla perfezione la tecnica di ricostruzione delle parti mancanti appena descritta.
Non posso concludere l’articolo senza menzionare due eccellenze italiane nell’ambito dell’intarsio, due massimi esperti che, ad oggi, non hanno ancora rivali: mi riferisco all’ebanista Giuseppe Maggiolini, che ha vissuto a Parabiago in provincia di Milano, e all’ebanista torinese Pietro Piffetti.
Se possiedi un mobile con intarsiature sai a chi rivolgerti e, soprattutto, sai già che eventuali problemi di queste tarsie possono essere risolti dal sottoscritto. Non devi far altro che contattarmi e parlarmi del mobile che desideri far restaurare!


