Restauro Mobili in Legno Genova: i Tre Falsi Miti da Sfatare
Le credenze popolari più diffuse sul mondo del restauro
Nonostante viviamo in un mondo sempre più moderno e all’avanguardia, continuano a sopravvivere credenze popolari che danni vita a falsi miti. Questo non vale solo per il mondo del restauro, ma per tutti gli ambiti della conoscenza umana. Queste credenze popolari, o falsi miti che dir si voglia, vengono tramandate di generazione in generazione e, spesso, vengono anche prese come verità assolute, a volte anche difficili da estirpare.
Oggi voglio proprio concentrarmi su tre falsi miti del mondo del restauro mobili in legno, miti che sono sopravvissuti fino ad oggi, ma che non trovano alcun fondamento scientifico. In quanto restauratore credo sia quindi mio compito smantellare queste credenze, facendo un po’ di chiarezza su alcuni concetti che reputo assai importanti.
Iniziamo!
Primo falso mito: la cera del restauratore
Il primo falso mito riguarda la cera che noi restauratori siamo soliti utilizzare nei nostri laboratori. Tutti noi, o almeno i migliori, siamo soliti preparare la cera vergine utilizzando le ricette che ci sono state fornite dai nostri maestri, ricette che quasi definirei antiche. Queste ricette non sono ovviamente tutte uguali e differiscono tra loro per piccoli particolari. Per esempio, può essere che qualcuno usi la glicerina invece della paraffina, oppure la benzina invece della trementina, ma si tratta di differenze di poca importanza perché il prodotto prevede, più o meno, l’uso delle stesse resine.
Le cere così preparate, cere che definirei quasi “home made”, sono effettivamente migliori di quelle offerte dal mercato e sono ottimi prodotti per la conservazione dei mobili.
Ma ecco il falso mito che voglio sfatare. Si dice, infatti, che i restauratori luciderebbero i mobili con una cera speciale di cui conosciamo solo noi la ricetta e che non la vogliamo divulgare, un po’ come la formula della Coca-Cola.
Ogni volta che sento questa credenza non riesco a trattenere un sorriso e mi sento in obbligo di spiegare ai miei Clienti che la cera non sostituisce in alcun modo la lucidatura a gommalacca, ma il suo compito è quello di conservare al meglio la lucidatura. Insomma, sono due procedimenti diversi con due finalità altrettanto diverse.
Quando la lucidatura sfiorisce a causa del trascorrere del tempo, non è sufficiente incerare nuovamente il mobile sperando che, come per magia, tutto torni a posto, neanche se ricorriamo alla “magica” cera creata nei nostri laboratori. In questi casi l’unica cosa da fare è procedere con una lucidatura a tampone, una lavorazione che richiede molto tempo, cura ed esperienza. È infatti essenziale rimuovere le vernici vecchie per poi sovrapporre molte velature a tampone in un processo che richiede molti giorni e molte essiccazioni.
Per ché queste precisazioni? Sicuramente per amor di verità, ma anche perché solo così posso comunicare correttamente quanta serietà e quanto tempo richieda questo lavoro. Se i miei Clienti pensassero che basterebbe un po’ della mia cera, non comprenderebbero i tempi decisamente più lunghi!
Secondo falso mito: il perno infallibile

Passiamo adesso al secondo falso mito relativo il perno. In passato qualche mio Cliente mi ha suggerito di inserire un perno tra due elementi rotti per realizzare una buona riparazione. Se è vero che, a volte, occorre sostituire un perno dove già presente, ma che purtroppo è andato distrutto (per esempio nelle gambe delle sedie), dobbiamo ricordare che inserire un elemento di sintesi tra due elementi danneggiati non è sempre una soluzione valida.
Se le parti danneggiate sono tarlate, l’inserimento di un elemento sano non va a correggere il problema, ma va a demolire ulteriormente le parti impoverite dai parassiti.
Un altro caso in cui il perno è inutile è quando si presenta una frattura composta e frastagliata senza infestazione: la frastagliatura, cioè la successione irregolare di sporgenze e rientranze, costituisce essa stessa un incastro naturale in quanto ricca di superfici di contatto.
Per ovvi motivi, preferisco non indugiare sull’utilizzo di perni in metallo.
Terzo falso mito: il saccone per disinfestare i mobili

Siamo così giunti all’ultimo falso mito che oggi voglio sfatare: il saccone per disinfestare. Molte persone, inclusi anche alcuni miei colleghi, pensano che impacchettare un mobile dopo averlo disinfestato sia fondamentale per disinfestarlo correttamente e nel migliore dei modi. L’impacchettamento non è affatto dannoso per il mobile, ma non possiamo nemmeno sostenere che sia necessario per un lavoro di qualità.
Esporre il legno ai fumi del petrolio in un sacco serve davvero a poco, perché il pesticida che è disciolto nel solvente, la permetrina, agisce in pochi secondi. Invece di perdere tempo a impacchettare il mobile, sarebbe meglio concentrarsi maggiormente su altri accorgimenti, per esempio sul modo migliore per far entrare correttamente il liquido nei fori (non è un caso se io uso la siringa!), oppure sulla scelta del miglior antitarlo, sul periodo corretto per eseguire la disinfestazione oppure sul monitoraggio del mobile negli anni successivi.
Alla ricerca della verità: educare e informare
Per oggi ci fermiamo qua e spero di aver chiarito un po’ di cose, aiutando anche a sfatare folkloristiche credenze che, per quanto affascinanti e colorite, non rispecchiano la realtà. Il loro unico contributo è quello di distorcere la percezione delle persone su cosa sia esattamente un intervento di restauro corretto, soprattutto se si punta a un restauro serio, duraturo e professionale.
Nel mio mondo esistono tante altre credenze popolari, ma per oggi ho deciso di concentrarmi su queste, perché sono i falsi miti che più di altri irrompono nella mia bottega di restauro a Genova. Chissà, magari un domani deciderò di sfatare altre antiche credenze!
Questa piccola opera di propaganda, se così vogliamo chiamarla, la faccio anche durante i miei corsi di restauro. I miei corsisti, sempre molto produttivi e curiosi, mi pongono tantissime domande e, a volte, capita che queste domande siano frutto di credenze tramandate di generazione in generazione. È bello vedere che i miei corsisti si pongono sempre la domanda su quanto siano veritiere quelle conoscenze e quanto, invece, siano frutto di abitudini antiche: questo è il processo che porta alla ricerca della verità!
La mia bottega di restauro è sempre pronta ad accogliere nuovi pazienti e ad aiutarti a immergerti in un mondo antico, un mondo fatto di arte, cere ed ebanisti. Consulta tutti i miei servizi di restauro e se desideri ricevere maggiori informazioni non esitare a contattarmi.


