La conservazione preventiva di mobili e cassettoni antichi

La conservazione preventiva del manufatto: il mobile antico

L'arte del restauro nella conservazione preventiva dei mobili antichi

Si potrebbe considerare il restauro di un manufatto antico come una somma di interventi tecnici di recupero tardivi e non definitivi. Il carattere della tardività implica un giudizio relativo agli esiti della conservazione del manufatto antico nel corso del tempo, se per corretta conservazione intendiamo quella schiera di interventi blandi e preventivi che, succedutisi nel tempo, avrebbero evitato la "crisi" della conservazione e quindi la necessità del restauro.


Ma questi sono solo concetti che necessitano di trovare una rispondenza nella realtà dei nostri tempi. Non possiamo esimerci da almeno una considerazione di ordine pratico, ovvero: quanto sarebbe preferibile un'attività di conservazione preventiva dei mobili antichi, la quale consenta di evitare il restauro con le conseguenze a volte irreversibili che può comportare?

Ritorneremo su questa domanda più avanti, nella valutazione di quanto sia impegnativo un intervento preventivo ad un mobile antico e di quali risultati fornisca un intervento di restauro.


Conservazione preventiva di mobili antichi: la costruzione di un modello

Trovare le risposte non spetta a noi tecnici del restauro, attività tardiva e ineludibile che è sorta e si è delineata in modo preciso nel corso del XX secolo.

Le cronache riportano che artisti e artigiani frequentassero abitualmente le antiche dimore patrizie: gli addetti alla manutenzione dei mobili antichi quindi erano proprio gli stessi creatori e costruttori delle abitazioni. La fase del restauro delle opere d’arte non veniva raggiunta se non raramente in quanto la manutenzione operata da questi "professionisti" era costante e per lo più senza soluzione di continuità.


Possiamo riproporre o rigenerare un modello di conservazione preventiva simile a quello del passato?

L’intenzione di chi scrive consiste nel suggerire quei modelli comportamentali relativi alla conservazione stagionale e preventiva dei mobili antichi attraverso esperienze empiriche e non professionali che sono alla portata di tutti. 
Il linguaggio che segue non è certo accademico, né potrebbe esserlo.

In questo articolo per semplicità prendiamo ad esempio il mobile antico maggiormente conosciuto, ovvero il cassettone o "commode": il comò.

Alcuni consigli per la conservazione preventiva di un cassettone antico

1. Comportamenti da evitare in ogni occasione

Occorre fare uso del mobile antico come si fa correttamente uso di un mobile, ovvero evitando di assumere comportamenti che quel mobile non è progettato per ricevere: sembra una affermazione banale, ma i danni che ricevono i mobili antichi derivano da atteggiamenti scorretti.

Faccio qualche esempio di comportamenti di questo tipo:

  • Utilizzare il piano di un comò antico come fasciatoio, mobile bar, contenitore di bottiglie;
  • Utilizzare il piano del cassettone antico come base per un televisore molto pesante, per scopi culinari, per eseguire riparazioni;
  • Rimuovere il piano di un commode antico per sostituirlo con uno in marmo o viceversa;
  • Modificare le gambe di un comò antico per soddisfare i gusti personali, come pitturarlo con vernici coprenti bianche per igienizzare il mobile o pitturarlo di nero per esibire un lutto recente;
  • Usare un cassettone antico come contenitore di bombole di gas, o attrezzi di officina.

Tutte cose che, purtroppo, mi è toccato vedere nell'arco della mia carriera di restauratore a Genova.


Il piano di un mobile antico non deve mai ospitare un vaso di fiori, perché la condensa che si genera sulle pareti esterne del vaso scivolerà sul piano ligneo danneggiandone la lucidatura e le tarsie (bruciatura a cerchio), a meno che il vaso non poggi su un piatto;  lo stesso vale per le candele accese sul piano del vostro cassettone antico. 


Spesso i disastri generati sui mobili antichi derivano dalla lore de-contestualizzazione: per motivi ignoti questi vengono trasportati dal salotto al granaio, o alla rimessa e questo spesso genera una modifica di destinazione d'uso.

Gli esempi che ho tristemente riportato non sono da considerarsi fantasiosi: li ho riscontrati personalmente e frequentemente come restauratore a Genova

2. L'esposizione di un mobile antico a luce, acqua, temperatura, umidità

Un'attenzione particolare che bisogna sempre avere, per cercare di ottenere una buona conservazione preventiva, riguarda l’esposizione alla luce del sole.

A causa dei raggi UV-A che vanno ad intaccare la superficie del mobile antico, l'esposizione non può mai essere diretta, altrimenti la lucidatura e i colori ne risulterebbero danneggiati in pochi mesi; ciò si può facilmente evitare mediante l’uso di tende alle finestre, che frammentino la potenza dei raggi UV-A.

Il calore che deriva da un'esposizione di questo tipo accelera notevolmente il distacco delle incrostazioni e delle tarsie lignee dalle loro sedi originali. Nel caso di un'operazione di restauro del mobile antico, è sempre meglio conservare le parti distaccate.

L'esposizione ad una percolazione di acqua è una delle circostanze più devastanti nella vita di un mobile antico (o moderno!), e purtroppo si tratta di un evento ricorrente: basta che si rompa un tubo o che avvenga un allagamento nel solaio superiore. La durata dell'esposizione del mobile antico all'acqua è un elemento importante per valutare l'entità dei danni.

I rischi più frequenti hanno a che fare con il distacco delle tarsie e con il rigonfiamento dei legni: occorre conservare tutti i frammenti distaccatisi e far asciugare il mobile antico in un ambiente asciutto. In questo caso un intervento preventivo consisterebbe nel collocare il comò in un ambiente lontano dagli impianti idraulici della colonna dello stabile. 


L'umidità dell’aria è importante per tutti i legni: la concentrazione ideale si attesta intorno al 60%, tuttavia in un'abitazione riscaldata con impianti termici l'aria è molto più secca. Conviene quindi utilizzare degli umidificatori da collocare sopra i caloriferi. In questo modo si eviteranno spaccature dei legni masselli, scollamenti e distacchi nelle tarsie. 


In una abitazione o museo che ospiti mobili antichi è importante cambiare l'aria tutti i giorni.
 L'uso di tabacco da sigarette comporta il deposito di sostanze oleose sulla superficie lucidata; altrettanto si può dire dei fumi del camino, o dell'uso di candele.


Una volta l’anno è buona abitudine l’ingrassare le parti interne dello scafo con trementina ed olio di noci, che ammorbidisce le fibre ed evita le spaccature derivanti dai cambiamenti di temperatura e umidità.

La conservazione preventiva di mobili e cassettoni antichi

3. L’utilizzo di detergenti chimici sulle superfici in legno lucidate

Molto spesso chi è preposto alla pulizia della casa utilizza detergenti e prodotti chimici sulle superfici lucidate a spirito. Questi prodotti contengono ammoniaca, oppure tensioattivi mescolati con brillantanti: in un primo momento questi ultimi realizzano un effetto lucido sulle superfici, tuttavia successivamente questi elementi operano una vera e propria sverniciatura del mobile antico, pertanto come restauratore di mobili antichi a Genova vi consiglio caldamente di non utilizzarli.

Le superfici possono essere efficacemente spolverate con una piccola quantità di cera vergine d'api molto diluita in uno straccio di cotone o lana. 


Per quanto riguarda gli interni e la spalla, possono essere puliti ogni 4-5 anni con semplice acqua calda e spugna, aggiungendo una piccola quantità di ammoniaca: questa semplice pulizia evita la proliferazione di muffe e il deposito di polvere!

4. La lucidatura: conservazione delle parti in legno lucidate

Esiste un comportamento preventivo che può evitare di giungere alla necessità di affrontare una lucidatura ex novo del mobile antico, ovvero che comporti la rimozione della lucidatura originale. In questo caso è necessario l’intervento di un tecnico del restauro: Il restauratore di mobili antichi va a pulire la superficie con una miscela di acquaragia, alcool e olio di vaselina.

La vernice non viene rimossa, ma solo ripulita, ingrassata e preparata per ricevere poche mani di lucidatura a tampone con una vernice molto diluita, che saranno sufficienti per ravvivare la lucidatura mantenendola in buono stato per diversi anni.

In questo modo non si giungerà mai a un deterioramento che renda necessario il restauro del mobile antico. Sono dell'avviso che nelle antiche dimore questa fosse una abitudine consolidata: i colleghi più anziani ricordano ancora come nei primi anni del ‘900 era uso armarsi di olio, tampone e vernice passando qualche giorno a lavorare a domicilio.

I tempi sono cambiati: prima il mobilio di una famiglia durava intere generazioni, era parte del proprio prezioso patrimonio ed era quindi oggetto di cure costanti ed efficaci.

5. L'infestazione da tarli nei mobili antichi in legno

I tarli sono sempre in agguato per i mobili antichi in legno. Un'operazione poco impegnativa per preservare i mobili antichi consiste nell'impregnare le parti grezze dello scafo (spalla, fianchi interni, fondi dei cassetti) con liquido antitarlo una volta all’anno, nel periodo estivo.

L’antitarlo deve essere di buona qualità, deve contenere permetrina (un pesticida innocuo per l’uomo) e petrolio.

Un ulteriore buon comportamento consiste nello stuccare i fori dei tarli con della cera, in modo da potere riconoscere quelli vecchi da quelli nuovi. Questa semplice operazione può mettere al riparo da successive disinfestazioni più massicce!

Se l'infestazione dai tarli nel vostro mobile antico in legno non fosse più gestibile a livello amatoriale, io, da buon restauratore a Genova, offro anche il servizio di disinfestazione.

6. Accorgimenti meccanici

Occorre infine assumere alcuni accorgimenti che hanno a che fare con il movimento delle parti dei mobili antichi.

  • È buona abitudine ingrassare con paraffina le guide dei cassetti, in modo da prolungare la durata della loro vita.
  • Gli armadi e le credenze antichi devono essere messi in bolla, altrimenti le ante funzioneranno male a causa dell’attrito.
  • I ripiani e i cassetti non devono essere caricati oltre misura.
  • Le chiavi delle serrature non devono essere scambiate da un mobile antico all'altro.
  • I trascinamenti sono sempre da evitare.

Per trasportare un mobile antico, infatti, è meglio sollevarlo dopo avere rimosso i suoi cassetti. Se proprio si deve ricorrere al trascinamento a causa delle dimensioni e del peso del mobile, il peso non deve gravare sui piedi e si devono usare coperte o stracci che attutiscano la frizione con il pavimento.

La conservazione preventiva di mobili e cassettoni antichi

Tirando le somme

In conclusione, questa somma di operazioni possono essere messe in pratica, tranne poche eccezioni, da personale non specializzato: è sufficiente, infatti, un po' di attenzione e una programmazione costante per ottenere risultati più che soddisfacenti.

Una manutenzione costante dell'arredo antico, ovvero una conservazione preventiva vera e propria è meno onerosa di un intervento di restauro. Occorre tenere presente inoltre che taluni danni che si verificano a causa della negligenza sono permanenti: il classico esempio è quello della infestazione da tarli sottovalutata e non risolta tempestivamente.

Una aggressione protratta nel tempo genera una notevole perdita di materiale ligneo non solo sulle parti grezze (come la spalla) ma anche sulle parti in vista del mobile antico. Questo è un esempio di quel fenomeno che va sotto il nome di “impoverimento”: si perdono porzioni dell’originale, e ogni tentativo di recupero è inutile.

Lo stesso si può dire della "patina": molto spesso quando si rende necessario il restauro di un mobile antico non si può fare a meno di rimuovere la lucidatura originale, perché ormai è compromessa da decenni di noncuranza, mentre una conservazione preventiva se portata avanti nel corso del tempo, avrebbe evitato la rimozione della patina, che è uno dei danni maggiori subiti dai mobili antichi.

 

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