Oggetti Dorati Antichi: Parliamo Ancora di Patina

Alla scoperta della patina dell’oro
Torniamo a parlare di patina, ma questa volta relativamente mondo del restauro oggetti dorati antichi, per la precisione oggetti lignei ricoperti con foglia d’oro. Nella news che trovi a questo link abbiamo parlato in generale della patina, del suo valore e a cosa esattamente ci riferiamo quando parliamo di questo elemento.
Oggi voglio tornare sull’argomento e approfondirlo un pochino, dedicandomi a una categoria particolare di oggetti, ovvero quelli lignei laminati in oro: specchiere, statue, mobili artistici in legno come consolle e cornici.
Nella mia bottega di restauro mobili antichi Genova sono passati negli anni diversi oggetti dorati che ho sempre trattato con i guanti. Si tratta di oggetti molto eleganti e artisticamente significativi e con questo articolo vorrei esporre alcune osservazioni relative alle molteplici sfumature che la loro superficie laminata in oro esprime. Ecco intervenire la famosa patina di cui parleremo oggi ed ecco anche perché ho deciso di dedicarle un’altra news.
Perché la laminazione dorata si opacizza?
Molto spesso la laminazione in oro degli oggetti lignei appare poco brillante, e alcune persone sono portate a pensare che si tratti di una sorta di ossidazione: questo, però, non è proprio possibile. Perché sono così deciso a riguardo? Perché l’oro (il cui simbolo sulla tavola degli elementi è Au) è un elemento nativo, è inossidabile e incorruttibile e non patina: in parole povere sulla superficie dell’oro non avviene alcuna modifica chimica.
Nonostante questo, la superficie di questi oggetti si presenta più spenta, è un dato di fatto che nessuno può negare. A cosa si deve quindi l’opacizzazione del colore? Perché l’oro dei manufatti antichi non è così splendente come si presenta al naturale? Come spesso accade, non esiste solo una risposta a queste domande.
Abbiamo a che fare con diverse possibilità:
- Cere e bitume: a volte l’assenza di brillantezza è dovuta a una pratica assai consolidata presso gli artisti, ovvero “sporcare” con cere e bitume per smorzare la sua luminosità. In questi casi l’opacizzazione è semplicemente una conseguenza di un intervento umano;
- Variazione cromatica: a volte non ci troviamo in presenza di un’opacizzazione, ma di una variazione cromatica. Per ottenere particolari effetti, l’artista decora la lamina aurea con vernici leggermente colorate da pigmenti rossi, verdi, gialli e bruni;
- Patina rossastra: una patina di questo colore a volte si forma per errori di incrudimento durante la lavorazione della lega (oro 900%) durante la sua fusione;
- Ambiente esterno: l’ambiente esterno incide su un gran numero di cose, e anche sull’oro. A volte la patina si crea a causa di sedimenti e depositi provenienti dall’ambiente esterno. Nel corso dei secoli, materiali organici o inorganici si depositano sulla superficie indorata e con la collaborazione dell'umidità presente nell’aria vi aderiscono tenacemente creando suggestioni cromatiche;
- Bolo armeno rosso o ocra: quasi sempre nelle superfici laminate in oro intravediamo lo strato sottostante costituito dal bolo armeno rosso o ocra. In questo caso non è venuta meno una foglia d’oro, ma si tratta di una precisa scelta stilistica. L’artista ha deliberatamente lasciato una parte non rivestita per arricchire cromaticamente la doratura creando un effetto visivo particolare. Quasi tutti i doratori lo facevano;
- Degrado dei componenti aggiunti in fase di fusione: questo avviene quando all’oro vengono aggiunti altri materiali come alluminio, argento, rame e zinco, materiali che vengono ancora oggi aggiunti alla lega d’oro per creare sfumature particolari. Il rame conferisce un colore rossiccio all’oro, l’argento ossida e brunisce: l’aggiunta di rame e argento consente all’oro di virare verso il verde oppure verso l’arancio. Si tratta però di elementi che nel tempo ossidano influenzando così l’aspetto della laminazione dorata.
Nella galleria fotografica che ho messo insieme puoi osservare diversi esempi di quanto appena detto: un’immagine vale spesso più di mille parole.
La storia delle foglie d’oro: il riferimento alla numismatica
Potrà sembrarti strano, ma ci stiamo addentrando nel territorio della numismatica (lo studio scientifico delle monete e della loro storia). La foglia d’oro in passato veniva ricavata attraverso la percussione manuale di una moneta da parte del “battiloro”. Questo vuol dire che la foglia d’oro così ottenuta ereditava la fusione eseguita per realizzare le monete d’oro che venivano scelte dall’artigiano in quella particolare regione e in quel particolare periodo storico.
Non possiamo escludere, e anzi lo considero probabile, che vi fosse una sorta di selezione delle monete da percuotere per ottenere una foglia con determinate caratteristiche cromatiche. Questo potrebbe aprire alla possibilità che vi fosse una varietà di offerta nell’ambito del commercio della foglia.
Sarebbe bello potere spulciare un catalogo antico di questo tipo e poterlo paragonare a un catalogo moderno contenente le qualità di foglie d’oro che acquistiamo oggigiorno, per comprendere meglio come si è evoluta la storia delle foglie d’oro e come la loro lavorazione influenzi oggi la brillantezza degli oggetti.
Il tema delle patine dell’oro è affascinante e fonte di infinite teorie da parte degli appassionati, tuttavia quelle che ho esposto in questo articolo esauriscono l’argomento in modo corretto.
La cura e il restauro dei mobili antichi dorati
Nell’ambito del restauro il tema delle patine d’oro diventa importante quando l’operatore si pone il problema della conservazione e del trattamento della patina (da risolvere prevalentemente in via conservativa) e dell’adeguamento della foglia nuova a quella originale.
Quest’ultimo passaggio, in particolare, deve essere eseguito con estrema attenzione, perché la foglia nuova applicata al mobile deve integrarsi alla perfezione con quelle vecchie e non deve quindi notarsi alcun stacco. In questi casi occorre selezionare la foglia d’oro più adatta, basandosi quindi su ogni singolo caso, e patinandola con patine artificiali colorate ad arte e possibilmente reversibili.
Negli ultimi anni i colori all’anilina hanno lasciato spazio ai colori a vernice per il restauro dei quadri, che sono composti di pigmenti e resina Damar.
Mi auguro che questo articolo ti sia piaciuto e che abbia buttato un po’ di luce su questo argomento sul quale, purtroppo, circolano molte inesattezze per lo più dettate dalla fantasia e dal fascino che questo straordinario metallo ha sempre generato.
Nella mia bottega di restauro Genova mi sono occupato più volte del restauro oggetti dorati antichi e più volte mi sono scontrato con l’inserimento di nuove foglie d’oro che dovevano amalgamarsi al meglio con quelle preesistenti. Si tratta di un lavoro molto delicato e per il quale serve tanta pazienza e attenzione, ma se ben eseguito ti assicuro che non si nota alcuna differenza.
Se desideri ricevere maggiori informazioni consulta i miei servizi, oppure contattami nella mia bottega a Genova.


