Patinatura Mobili Antichi Genova: Cos’È e Come si Forma?
Approfondiamo il tema della patina dei mobili
Ho già parlato della patinatura mobili antichi, ma oggi desidero riprendere il discorso e addentrarmi meglio in questo discorso per un semplice motivo. Soprattutto in tempi passati, quando si parlava di patina dei mobili nel mondo del restauro non era strano assistere ad accesi dibattiti, discussioni nelle quali il termine “patina” assumeva anche significati che, oggi, si sono un po’ dimenticati.
Prima di andare oltre e addentrarci troppo in questa analisi, partiamo dal principio, per la precisione proprio dalla definizione di patina. La patina è l’insieme di più fattori determinati dal tempo e che concorrono a un valore aggiunto del mobile antico. Questa caratteristica sarebbe quell’aura (definizione che prendo rispettosamente in prestito da Federico Zeri) che a un colpo d’occhio, anche superficiale, contraddistingue in modo inequivocabile un mobile antico da un mobile realizzato in tempi decisamente più recenti.
Ma come si forma questa patina? Servono particolari condizioni per vederla comparire sui mobili? Rispondiamo insieme a queste domande.
Come si crea la patina sui mobili antichi? Tanti elementi, un solo risultato
Affinché si crei la patina sui mobili, devono presentarsi una serie di fattori
Il principale è senza dubbio l’esposizione alla luce (anche non diretta). Con il passare degli anni, la luce tende a donare una colorazione naturale al legno, colorazione che si nota molto facilmente. Immagina di comparare un pezzo di legno tagliato da poco e un altro pezzo di legno esattamente uguale, ma tagliato diversi anni prima e lasciato poi esposto alla luce: le due colorazioni saranno molto diverse e tutto grazie all’azione della luce.
Un altro elemento che concorre alla formazione della patina è la perdita d’acqua a livello cellulare, quello che in termini tecnici si chiama “essiccazione”. Questo fenomeno può anche causare cambiamenti dimensionali nel legno, come causarne il ritiro, arrivando anche a creare crepe e spaccature se l’ambiente è troppo secco: anche questi elementi appartengono alla patina, io la penso così.
Esiste anche un altro elemento che, stranamente, potrebbe essere inserito nel termine “patina”, ovvero l’infestazione dei parassiti. Come può un aspetto così negativo e problematico concorrere alla formazione della patina, un elemento storico e di grande importanza? Ebbene le infestazioni determinano un impoverimento del materiale chiaramente visibile ad occhio nudo, soprattutto sulle superfici dei mobili. Hai presente quei piccoli fori che si vedono? Ecco, chiari segni di infestazioni.
Passiamo adesso ad un altro elemento, cioè nella sovrapposizione delle finiture, cioè gommalacca, cera e olio naturale, che concorrono a modificare la “prima patina”, cioè la finitura originaria del mobile. La prima patina aggiunge un valore artistico ed economico al mobile: in passato, alcuni commercianti insistevano molto su questo valore per aumentare il prezzo del mobile. Il problema, però, è che si tratta di un elemento molto difficile da dimostrare, proprio perché subisce delle modifiche.
Sporco e usura sono altri ingredienti per la creazione della patina. In tempi passati, i mobili erano continuamente esposti al nerofumo delle candele, al grasso delle mani e al fumo di tabacco giusto per elencare alcuni fonti di sporco, elementi che si aggrappano al mobile e ne modificano la patina. Per quanto riguarda l’usura, invece, mi riferisco ai micro graffi che si formano naturalmente, ai colpi subiti dal mobile e agli interventi di manutenzione e riparazione.
Restaurare mobili senza intaccare la patina
Stabilito che la patina dei mobili antichi è un elemento da preservare e non da rimuovere come, ahimè, alcuni fanno, dobbiamo adesso affrontare un tema diverso: come si restaurano mobili antichi senza mutare la loro patina? Tutto dipende dal tipo di intervento che si deve eseguire.
Nei casi in cui la condizione delle superfici lo consenta, è possibile procedere con una pulitura attraverso solventi blandi, per poi lucidare a gommalacca il mobile, ormai privo di sporco ed elementi grassi. In questo modo ripristiniamo la luminosità e anche il corretto colore.
Nelle fotografie presenti in questo articolo, puoi vedere chiaramente i medesimi mobili prima e dopo una lucidatura eseguita nel pieno rispetto delle loro patine antiche.
Non sempre però è possibile procedere in questo modo. A volte, infatti, è necessario rimuovere la vernice vecchia, soprattutto quando in passato sono stati compiuti pesanti interventi inappropriati da mani inesperte. Un caso tipico è l’utilizzo del “turapori”, una speciale vernice sintetica che andava di moda alcuni anni fa per accelerare la lucidatura. Quanti danni sono stati fatti con questa vernice!
Il turapori si trova di solito sotto la gommalacca e deve essere rimossa perché compromette la patina originale e anche perché non appartiene alle finiture originali ed eseguite a regola d’arte tipiche dei mobili antichi.
Questi sono aspetti di cui si è parlato molto negli anni passati, quando i mobili antichi erano oggetto di studio e di analisi molto più che oggigiorno. Alcuni argomenti erano divenuti di particolare interesse ed enfasi da parte del mondo del commercio di antiquariato nel quale insistere o sorvolare su talune particolarità poteva influenzare la vendita.
Il mio pensiero personale sulla patina mobili antichi
Ma cosa ne pensa il sottoscritto, un restauratore mobili antichi a Genova? Devo pur avere un’idea personale sull’argomento, visto che vivo questo mondo giorno dopo giorno.
Ebbene io penso che si debba spogliare l’argomento di molti di quei punti di cui abbiamo parlato e concentrarci solo su alcuni aspetti e prendere come esempio la patina dei quadri e degli affreschi. In ambito pittorico, il dipinto viene ripulito dallo sporco costituito da nerofumo, sostanze grasse, vecchie colle, ridipinture e tanto altro, fino a recuperare il colore originario, magari leggermente modificato dall’inesorabile trascorrere del tempo. Ecco, questa è la patina del dipinto, sulla base della quale viene eseguito il restauro passo dopo passo (consolidamento, reintegrazioni pittoriche e via dicendo).
La patina del mobile non è così diversa da quella dei dipinti ed emerge in seguito alle puliture dei mobili in questione. La patina, al contempo, rappresenta anche la base di ulteriori interventi di restauro come le stuccature, i ritocchi, le integrazioni e la lucidatura a gommalacca che andrà ad esaltare al meglio la superficie patinata. Il rispetto della patina in fase di lucidatura è possibile e si mostra nelle fotografie che allego all'articolo.
Inutile dire che questo è solo il mio umile pensiero che molti miei colleghi potranno condividere o meno. Non pretendo di possedere la verità definitiva, ma penso che sia meglio “mettere in cantina” molte considerazioni del passato per approdare e abbracciare definizioni e concetti decisamente più semplici e moderni. Come diceva il buon vecchio Oscar Wilde, “Il passato ha solo il merito di essere passato”.
Lasciamo dunque che il passato, per quanto importante, rimanga dove è giusto che stia e pensiamo a come tramandare al meglio i mobili antichi in legno che, bene o male, un po’ tutti possediamo, attuando lavori di restauro o di conservazione mirati, personalizzati e programmati con estrema cura.
È così che offro i miei servizi di restauro a Genova ed è così che metto sempre al centro ogni paziente: ciò che va bene per un tavolo antico, difficilmente andrà bene per un comò. Ed è la stessa cosa che insegno anche ai partecipanti dei miei corsi di restauro: la teoria è sempre quella, ma è essenziale capire di cosa ha realmente bisogno un mobile prima di mettere le mani in pasta.
E dopo questo viaggio nel passato, nelle contese e nelle patine è il momento di tornare al restauro del mobile che mi aspetta nel mio laboratorio: per domande, preventivi o informazioni non devi far altro che contattarmi!


