Storia delle porte dorate nella Galleria di Palazzo Carrega - Parte 2

 

Storia delle porte dorate nella Galleria di Palazzo Carrega - Parte 2

La bellezza delle porte dorate nella Galleria a Genova

parte 2

Nella prima parte della storia delle porte della Galleria Dorata a Genova ho ripercorso numerose fasi e tappe a partire dalla loro origine fino agli sviluppi più recenti. Nel corso degli anni, infatti, molte cose sono cambiate, e la maggior parte delle porte presenti un tempo, tra acquisti per collezioni privati ed esposizioni in musei, tra cui il Metropolitan Museum di New York, non sono più nella Galleria di Genova.

Storia delle porte dorate nella Galleria di Palazzo Carrega - Parte 2 consoleDestino simile hanno avuto anche le console dorate collocate sui lati minori della galleria: vendute e dopo vari passaggi esposte presso lo stabilimento del Toledo Museum of Art (Ohio); sono riportate in foto.

Il salotto originario composto da quattro poltrone “à la reìne” e due divani è andato invece disperso, salvo comparire brevemente nel ’98 da Sotheby’s a Londra per un’asta. Pertanto possiamo dire che negli ultimi anni dell'Ottocento, ad opera dei proprietari del Palazzo Carrega Cataldi a Genova, venne realizzato un vero e proprio spoglio.

Questa situazione fu successivamente medicata dalla Camera di Commercio negli anni Trenta, la quale si occupò di far ricostruire le porte, le console, i divani, le poltrone e i candelabri utilizzando una documentazione fotografica. Il tavolo centrale ovale, a uso riunione, fu progettato invece dall’architetto Crosa di Vergagni, e non rappresenta una copia bensì un mobile in stile con l’arredo circostante, progettato per assolvere a una funzione ben precisa in quella che è tutt’oggi la sala di rappresentanza ove hanno luogo gli incontri e le riunioni della Camera di Commercio. Possiamo dire senza ironia che questi meravigliosi pezzi hanno sperimentato la sorte di Enea, ispiratore del ciclo epico narrato nella Galleria Dorata di Palazzo Carrega Cataldi, pur senza condividerne il raggiungimento di una patria.

Queste alienazioni di beni artistici realizzate per facili guadagni mi hanno sempre irritato e deluso. L’aspetto peggiore di questa diaspora del manufatto artistico consiste nell’aver perso le tracce di alcune parti molto importanti della ricchezza del Palazzo Carrega Cataldi a Genova. Per cui, se da un lato è confortante sapere che due doppie porte e due console estirpate dalla loro casa di origine sono oggi conservate correttamente ed esposte in alcuni tra i musei più prestigiosi al mondo, dall'altro viviamo la frustrazione di non sapere assolutamente nulla circa il destino degli altri pezzi.

Un confronto con il passato per comprendere il presente

Tuttavia, da alcuni anni mi trovo nella fortunata posizione di essere il custode di questo piccolo patrimonio ricostruito che è la Galleria Dorata, per cui ho realizzato molti interventi di natura diversa sulle parti che la compongono. La mia curiosità relativa alla sorte degli originali deriva proprio dal tentativo di immaginare come potessero essere rispetto alle copie: quali le differenze, quali gli aspetti simili. Pertanto, avendo a disposizione le fotografie delle porte del Met, le ho esaminate a fondo e ho tratto alcune conclusioni.

Le parti intagliate sono simili agli originali in modo impressionante: lo scultore (gli scultori, probabilmente) degli anni Trenta erano artisti non meno virtuosi dei maestri intagliatori del Settecento. I particolari, infatti, sono stati replicati perfettamente: per rendersene conto basta osservare le espressioni delle figure antropomorfe, ma anche tutto quell’insieme di zigrinature, bulinature, incisioni e graffiature che costituiscono il fondo del supporto. Le figure antropomorfe sono rappresentate in pose differenti a seconda delle porte che le ospitano, per cui è possibile contrassegnare le stesse grazie a questa caratteristica.

La differenza maggiore tra originali e copie la ravviso non nell’intaglio ma nella doratura. Forse a causa dello spessore della foglia, forse a causa di una brunitura (lucidatura) solo accennata, la doratura di porte e console ricostruite appare meno luminosa e più opaca. Gli specchi delle porte copiate sono lastre moderne, mentre fuor di dubbio quelle originali conservate al Met di New York ospitano specchi antichi in foglia d’argento o al mercurio.

L'impianto complessivo delle porte dorate è unico al mondo. Esistono molti tipi di porte dorate nel Barocco e nel Neoclassico, specialmente in quello francese, ma quasi sempre gli intagli emergono da pannellature laccate e non dalla superficie di uno specchio. Per chi intende partecipare alla suggestione, le figure fantasiose scolpite a mezzo tondo emergono dallo specchio, in cui è parzialmente riflesso anche l’osservatore dell’opera, che entra così a far parte della scena: questo tipo di partecipazione e di interazione tra l’opera d’arte e il suo fruitore è oggigiorno considerato un traguardo da parte di molti artisti concettuali contemporanei; gli artisti delle porte lo realizzarono nel 1740.

Storia Porte Dorate Galleria Palazzo Carrega Genova Parte 2 02
Storia Porte Dorate Galleria Palazzo Carrega Genova Parte 2 03

Lo spettatore al centro dell'opera della Galleria Dorata a Genova

L’integrazione dello spettatore nell’opera per me rappresenta l’aspetto più originale della architettura delle porte: contiene i germi del gioco, lo sanno bene i bimbi che ogni tanto visitano la galleria con le maestre mentre il restauratore è intento a tagliare la foglia d’oro sul cuscino. In ogni caso, tutto l’articolato gruppo scultoreo è tenuto insieme da elementi di sintesi piccoli e nascosti, in punti dove la quantità di materia lignea spesso è minima. L’insieme è rinforzato e coeso attraverso viti passanti non mimetizzate che legano la decorazione allo specchio forato: tra legno e specchio non v’è colla alcuna, altrimenti il legno non potrebbe esercitare i suoi piccoli movimenti stagionali. Tutto l’insieme si tiene poi per mezzo di equilibri fragili: alcuni miei interventi sono stati necessari perché per distrazione una porta invece di essere accostata con attenzione è stata invece chiusa con un poco di energia: un urto può avere conseguenze come distacchi improvvisi dovuti alla cristallizzazione della colla animale che avviene dopo molti anni.

Questo è lo stato delle copie, e penso che gli stessi problemi di tenuta complessiva li abbiano le porte originali che però non sono sottoposte ai traumi dell’uso.

La somiglianza con i manufatti originali emerge anche nelle due console: pure esse hanno ricevuto le mie cure in quanto spesso le sculture a tutto tondo e i delicati intagli che le circondano sono stati urtati dai visitatori della Galleria, che sono migliaia ogni anno. Una soluzione per la conservazione delle console consisterebbe nel creare un diaframma con il pubblico attraverso una mezzaluna di plexi-glass, soluzione che abbiamo suggerito ai curatori.

Quando parlo della Galleria Dorata e dei suoi tesori rischio di perdere la cognizione del tempo, mentre questo articolo volge al termine malgrado l’argomento sia talmente vasto da meritarne altri. Una cosa è certa, la Galleria Dorata di Palazzo Carrega Cataldi a Genova che possiamo ammirare oggi è per metà frutto di una ricostruzione: facendo le dovute proporzioni vi è stato realizzato un recupero artificiale e ricostruttivo simile a quello che Schliemann volle realizzare per il Palazzo di Cnosso.

Tuttavia, considerata la grande maestria esecutiva degli intagliatori e doratori degli anni Trenta, l’intervento della Camera di Commercio e dei suoi amministratori in quel periodo è meritevole di plauso e ammirazione, perché ci consente di contemplare un tesoro che oggidì sarebbe impossibile soltanto immaginare se non con una ricostruzione virtuale, la quale comunque non sarebbe la stessa!

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