Storia delle porte dorate nella Galleria di Palazzo Carrega

Storia delle porte dorate nella Galleria di Palazzo Carrega

Il capolavoro delle porte nella Galleria Dorata a Genova

parte 1

Le porte dorate della Galleria Dorata di Palazzo Carrega Cataldi a Genova sono indubbiamente un capolavoro di tecnica e bellezza. Si tratta di quattro doppie porte specchiate collocate sui lati corti della Galleria. Per meglio illustrarle si può parlare di “capolavoro nel capolavoro”.

Esse si trovano nella splendida Galleria dorata del Palazzo di Tobia Pallavicino (poi ribattezzato Carrega Cataldi) in via Garibaldi 4 a Genova. Tale Galleria rappresenta un punto di eccellenza del Barocco genovese: chi vi entra non può non rimanere colpito dalla magnificenza degli intagli e degli stucchi che qui dimorano. L'impatto visivo del rivestimento in oro della Galleria è prepotente e avvolge il visitatore lasciandolo quasi stordito.

Restaurare mobili antichi e non solo

Quando vi entrai per la prima volta avvertii che stavo vivendo una di quelle esperienze visive che scandiscono il tempo della vita in un prima e un dopo, come quando si ha la fortuna di visitare la Sistina a Roma o gli Scrovegni a Padova, ovviamente con le dovute proporzioni. Come restauratore ho eseguito diversi lavori su queste porte dorate:

Lavoro di restauro sulla porta

Lavoro di restauro sulla porta

Ricostruzione e riposizionamento di un braccio della console

Ricostruzione e riposizionamento di un braccio della console

Restauro di un angioletto

Restauro di un angioletto

Dopo i lavori, mi sono appassionato a questo capolavoro, provando a "restaurare" la storia delle porte dorate e del loro esodo. Se da un lato è certa l'attribuzione dell’impianto generale e delle decorazioni e degli stucchi all’abate Lorenzo De Ferrari (figlio di Gregorio) e a Diego Carlone, dall’altro non v’è certezza sull’autore del progetto e della realizzazione delle porte e degli arredi.

Le porte come le vediamo oggi

le porte dorate nella Galleria di Palazzo Carrega: oggiLe porte sono realizzate in legno di abete intagliato e dorato, impiantato su lastre di specchi che esaltano la luminosità dell’oro e la riversano sull’osservatore. L’intaglio, se conserva una matrice rinascimentale, sviluppa elementi squisitamente barocchi: sfingi, bambocci, efebi, draghi trovano collocazione su diverse quote delle porte, e non narrano storie come avviene altrove ma semplicemente abitano questo luogo e vi esercitano una funzione di fascinazione.

Nastri, ghirlande e cornucopie sembrano anticipare il Neoclassico che si affaccerà trent’anni più tardi (1777) quando la ricostruzione di Palazzo Ducale a seguito del famoso incendio venne realizzata nel rispetto dei nuovi stilemi. Le porte specchiate della Galleria Dorata rappresentano un manufatto unico al mondo e di grande suggestione per l'originalità del loro disegno e della realizzazione, per il modo in cui sono assemblate, per l’idea geniale di collocare gli specchi sul fondo.

La doratura nelle porte è cangiante: l'alternarsi di oro brunito e oro matto, dell'opacità e della luminosità crea un movimento di luce disomogeneo. Conviene infatti visitare la Galleria Dorata tra le ore 15 e le 17 del periodo estivo per apprezzare le superfici dorate illuminate al meglio dalla luce naturale indiretta del sole.

Le porte che possiamo ammirare oggi, come gli altri arredi della Galleria, non sono originali, bensì copie degli anni trenta del Novecento, fatte realizzare dalla Camera di Commercio sulla base delle fotografie degli originali.

Questo elemento è fonte di grande interesse poichè testimonia la maestria di artisti capaci di replicare un’opera d’arte con tanta precisione di particolari a due secoli di distanza, pur avvalendosi di un supporto fotografico dalla definizione limitata. La seconda Guerra Mondiale e l'evoluzione del mondo del lavoro e dell'economia hanno spazzato via dalla scena questi artisti e la loro straordinaria tecnica: la loro opera resta ma i loro nomi sono andati purtroppo perduti.

L'esodo delle porte dorate con Stanford White

L'esodo delle porte dorate con Stanford WhiteDue delle doppie porte specchiate furono acquistate nei primi del Novecento dall’architetto americano Stanford White (1853-1906) che in Italia andò alla ricerca di manufatti antichi rinascimentali e barocchi tra Firenze e Roma e li spedì negli States con la compiacenza delle famiglie nobili locali e la collaborazione di corrispondenti sul campo.

È documentato l’imbarco di nove casse di beni di antiquariato per New York nel 1905 e nell’inventario compaiono due porte di legno dorate; compare anche un tavolo dorato, forse una console della Galleria. Dopo il pellegrinaggio giunsero al Metropolitan Museum di New York dove si trovano attualmente, in perfetto stato di conservazione (si possono ammirare nella foto che le ritrae su sfondo nero).

Stanford White fu un architetto newyorkese partner dello studio McKim, Mead & White che negli ultimi anni dell’800 progettò molti edifici pubblici e residenze private con uno stile poi battezzato Rinascimento Americano. La critica lo considera il maggiore architetto americano dell’epoca. Fra gli edifici pubblici annoveriamo proprio il Met, che le ospita.

Stanford White non ebbe una fine delle migliori: la sua relazione con l’attrice Evelyn Nesbit venne tragicamente spezzata dal marito di lei, Harry K.Thaw, che lo uccise a colpi di arma da fuoco durante una pièce teatrale al Madison Square Garden. Questa storia è narrata anche nel film “Ragtime”.

Tornando alle nostre porte, pare che le altre due doppie porte si trovino a Parigi in una collezione privata, tuttavia non abbiamo informazioni certe né documentazione fotografica in merito.

E la console invece dove è stata portata? Ve lo rivelerò nella seconda parte della storia!

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