Storia e Utilizzo della Gommalacca per Mobili Antichi Genova
Oggi ti presento la gommalacca
Quando parlo dei miei restauri menziono spesso, tra i vari passaggi, l’utilizzo della gommalacca per mobili antichi. La sua menzione è talmente ricorrente che ho deciso di dedicarle un’intera news.
La gommalacca è la vernice preferita dai mobili antichi, ma è anche croce e delizia per noi restauratori, in particolare per i restauratori in erba. È la loro croce a causa della difficoltà del suo impiego, ma è anche una vera delizia per gli occhi per la bellezza del risultato che solo lei è in grado di regalare.
Data la sua importanza, è arrivato il momento di parlare un po’ di lei, di come è giunta nei nostri laboratori e di come si è imposta con forza nel mondo del restauro dei mobili antichi.
Arrivo e diffusione della gommalacca in Europa
Iniziamo con un po’ di storia. La gommalacca è sbarcata in Europa nel Settecento, arrivando direttamente dalla lontana Asia. Ben presto, questa nuova vernice riscosse grande apprezzamento presso la corte nobiliare parigina, una corte che aveva un grosso impatto sugli stili e sulle finiture che impreziosivano gli arredi di lusso di tutta Europa.
L’utilizzo di questa vernice per le lucidature dei mobili venne ben presto esportato in tutta Europa e venne accolto con piacere dagli ebanisti per le finiture dei mobili.
Come abbiamo detto, fu per prima la corte parigina ad accogliere con favore la nuova vernice, non c’è quindi da stupirsi se lo stile che ha per primo recepito questo tipo di resina fu il Luigi XIV del famoso Re Sole. Il successo della gommalacca crebbe a dismisura e da quel giorno venne impiegata negli stili che si sono alternati nei successivi tre secoli, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Gli stili Luigi XV, Luigi XVI, Impero, Carlo X, Luigi Filippo, Napoleone III, Eclettismo, Liberty e Biedermaier hanno tutti usato la gommalacca.
Ma se la gommalacca è stata importata in Europa solo nel Settecento, cosa si utilizzava prima della sua “scoperta”? Gli ebanisti ricorrevano ovviamente a tante altre soluzioni che sono poi state accantonate in favore della gommalacca.
Nel corso del Rinascimento, per esempio, si usavano la cera e l’olio spesso impiegati anche come presidi per la conservazione dei mobili. Non possiamo escludere che venissero usate anche altre resine, ma purtroppo non abbiamo alcuna testimonianza scritta a riguardo.
Cos’è la gommalacca?
Per comprendere davvero l’utilizzo e i vantaggi di questa resina, dobbiamo capire cos’è la gommalacca. Si tratta di una secrezione di una cocciniglia (una famiglia di insetti) che viene prelevata dai rami delle piante usando un coltellino e un piatto. Prima di poter essere utilizzata, deve essere lavorata.
La gommalacca subisce quindi un trattamento di pulitura, viene poi fatta essiccare e pressata, fino ad ottenere dei fogli che, a loro volta, vengono ridotti in piccole scaglie pronte per essere finalmente immesse sul mercato. Ed è proprio in questa forma che la gommalacca giunge ai restauratori, incluso al mio laboratorio di restauro a Genova.
Fino a questo momento ho parlato della gommalacca come una vernice o resina, ma adesso scopriamo che si presenta sotto forma di scaglie: e quindi? Quindi per utilizzarla e ottenere la famosa vernice liquida devo sciogliere le scaglie nell’alcool a 99 volumi e in un paio di giorni ho un prodotto pronto all’uso!
Per ottenere una finitura lucida, tesa e compatta si posa la gommalacca ricorrendo a un tampone di cotone attraverso molte velature, avvantaggiandosi della essiccazione e della diluizione del prodotto.
In commercio esistono diverse tipologie di resina. Quella più utilizzata e diffusa nel mondo del restauro è la gommalacca comune che garantisce una finitura ambrata e quindi molto calda.
Esiste anche la gommalacca decerata che essendo incolore viene particolarmente utilizzata sulle dorature, sulle quali è necessario procedere con una bella lucidata ma, ovviamente, non si vuole modificare il colore della foglia d’oro.
Abbiamo infine la gommalacca colorata che presenta già una sua pigmentazione (per esempio rossa). Questa gommalacca viene utilizzata dal restauratore quando desidera ottenere un risultato diverso dal solito e fuori dal comune.
Lunga vita alla gommalacca!
La storia della gommalacca è estremamente affascinante, soprattutto perché questo prodotto proveniente da terre lontane è riuscito, in relativamente poco tempo, a imporsi sul panorama europeo per il restauro mobili antichi.
Senza considerare che nel corso degli anni, soprattutto all’inizio del suo utilizzo, c’erano discussioni e anche tenzoni fra i restauratori su chi fosse il miglior lucidatore a tampone! Queste vere e proprie gare avevano luogo in un passato non troppo lontano e se da un lato erano motivo di divertimento, dall’altro rappresentavano una continua tensione all’eccellenza nell’ambito di questa arte.
Personalmente posso solo sperare che la lucidatura a tampone con gommalacca sopravviva ancora a lungo con il suo fascino e il suo romanticismo.
Eseguendo in prima persona questo tipo di lucidatura, posso solo dire che il risultato mi stupisce ogni volta, perché è in grado di valorizzare ogni mobile, quasi di dargli vita. E da quel che vedo, anche i miei Clienti la pensano come me!
Se sei curioso di scoprire di più su come funziona o quali risultati è in grado di offrire, puoi partecipare a uno dei miei corsi di restauro oppure affidarmi il restauro di quel mobile che da troppo tempo attende di essere messo nelle mani di un professionista. Per qualsiasi domanda, non devi far altro che contattarmi!


