L'insuperabile ebanisteria genovese del Settecento

La prestigiosa ebanisteria genovese del Settecento

I due stili che hanno definito l'ebanisteria settecentesca a Genova: Barocchetto e Neoclassico

I due stili dell'ebanisteria del Settecento a Genova sono il Barocchetto e il Neoclassico, che coincidono con il regno di Luigi XV e Luigi XVI.

In quel periodo a Genova le famiglie patrizie erano sempre più ricche grazie al commercio e alla finanza e si potevano così permettere arredi di lusso. Soprattutto la ristrutturazione di diversi palazzi della nobiltà genovese dà nuovo impulso all'arte dell'ebanisteria e alla decorazione. I viaggiatori illustri di passaggio a Genova testimoniavano l’importanza degli arredi da parata di questi palazzi che, tuttavia, i proprietari conservavano per le grandi occasioni, preferendo vivere in abitazioni modeste.

Gli ebanisti erano riuniti nella corporazione dei Bancalari. Le botteghe che producevano mobili di altissimo livello erano pochissime, mentre il resto degli artigiani produceva mobili di diverso pregio e di diverso prezzo, a seconda delle commesse.

L’Arte dei Bancalari disciplinava tutta l'attività degli ebanisti: l’apprendistato, la qualifica di Maestro, l’approvvigionamento di materiale. Alcune regole entravano nel dettaglio della vita e del lavoro degli ebanisti circoscrivendone la libertà di movimento al fine di proteggere la categoria.

I Bancalari erano addirittura gli unici a poter produrre mobili in legno.

Gli intagliatori invece si opposero sempre a essere assorbiti da questa Corporazione; malgrado la stretta parentela con i costruttori di mobili, desideravano esserne distinti in virtù della loro natura di artisti.

In questo periodo si compie quella differenziazione tra arredi destinati alla domus privata e arredi da parata.

L'ebanisteria genovese recepisce l'influenza esercitata dai mobili francesi stile Reggenza, da quelli inglesi Queen Anne e dai mobili olandesi. I legni locali come noce, ulivo ed essenze di frutto vengono affiancati da legni di importazione come il violetto, la rosa e la noce d’India.

Compaiono i rosoni polilobati alla maniera inglese, da cui deriverà il famoso quadrifoglio genovese con cui, come restauratore di mobili antichi a Genova, mi capita spesso di avere a che fare, su commode, comò, cassettoni e anche comodini rovinati da un uso sbagliato del mobile.

Si affermano le tecniche della laccatura con policromie e oro, talora a imitazione delle cineserie. La tecnica costruttiva delle casse è quella marinaresca delle “doghe” che consente la bombatura dei Luigi XV. I bronzi sono lavorati con la tecnica a sbalzo, talvolta vengono dorati.

Il passaggio dal Barocchetto al Neoclassico

Nella seconda metà del secolo assistiamo al passaggio dalle forme arrotondate del Barocchetto alle nuove linee della transizione che porteranno al Neoclassico, ricco di decorazioni realizzate con la tarsia lignea. A Genova il Barocchetto lascia spazio al Neoclassico quando viene restaurato e arredato nel nuovo stile il Palazzo Ducale, devastato da un incendio.

L'Accademia Ligustica diventa culla del Luigi XVI: nei legni viene privilegiato il mogano e perdono di importanza intagli, dorature e laccature. Le linee diritte del nuovo stile sembrano essere suggerite dai Lumi che hanno allontanato i virtuosismi e le curve del Barocchetto. I nuovi elementi decorativi vengono inseriti nel mobile con la tecnica della tarsia lignea che nel Neoclassico trova la massima espressione.

È necessaria una cura professionale dei mobili antichi decorati con la tecnica della tarsia lignea: questi subiscono spesso, infatti, il distacco dal supporto e la perdita delle tessere dell'intarsio, come è successo con l'antico commode Direttorio che ho restaurato non molto tempo fa.

Con l’approssimarsi del secolo XIX le cose cambiano sensibilmente: i patrimoni migrano verso una nuova classe sociale di origini non nobili: la borghesia. Le famiglie patrizie perdono quel potere di acquisto che detenevano nel Settecento a favore di commercianti, finanzieri, imprenditori, funzionari, amministratori.

Le esigenze di queste classi sociali sono meno improntate alla rappresentanza e più inclini alla praticità. Se ciò non elimina l'aspirazione al bello e al decoro, tuttavia riduce sempre più la produzione di mobili da parata, di decorazioni tanto care all'aristocrazia, di sfarzi e di eccessi che il mondo moderno non si può più permettere se non negli appartamenti del nuovo Re d’Italia.

Nel corso dei secoli si inizia poi a esportare nuovi stili sempre più mutuati dall’estero: con l'ebanista Henry Peters si affacciano sulla scena la produzione industriale, le macchine a vapore, la concorrenza senza regole tra centri di produzione.

Tuttavia, pur se i tempi l'hanno superata, l'ebanisteria genovese del Settecento rimarrà sempre un punto di eccellenza di tecnica e di gusto nell'intero ambito italiano. E come tale va conosciuta, studiata e appresa per consentire una corretta conservazione di mobili antichi decorati in questi stili e una giusta opera di restauro.

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